LA GUERRA, ANCHE NELLE CASE – Una lettura femminista

LA GUERRA, ANCHE NELLE CASE – Una lettura femminista

La guerra è tornata a essere il tema principale della politica mondiale. La sua violenza produce non solo distruzione materiale, ma anche la devastazione delle coscienze.

Siamo cresciute riferendoci ai valori della pace, della collaborazione e del dialogo. Sapevamo che, di fronte a un conflitto, la soluzione non può mai essere attaccare l’avversario. Oggi questi principi sembrano non valere più: il senso comune viene rovesciato e si impongono nuove parole d’ordine, sostenute dagli intellettuali, dai media, dai discorsi pubblici dominanti. Ci vogliono insegnare che “se vuoi la pace, devi preparare la guerra” come ha affermato, con una citazione, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ci dicono che per garantirci un futuro tranquillo dobbiamo armarci, che dobbiamo spendere molto, molto di più per le armi.

Ma è proprio così? 

Questo cambio di paradigma rischia di condizionare i nostri pensieri, le nostre vite, le nostre relazioni. Legittimata dalla guerra, la violenza diventa lo strumento di regolazione dei rapporti, non solo nelle controversie internazionali, ma anche tra le persone, nell’intimità delle famiglie.

«Se si diviene meno sensibili agli orrori di una guerra, qualunque guerra, è proprio perché si ha l’impressione che non possa essere fermata» scriveva Susan Sontag in “Davanti al dolore degli altri”. Di qui, la normalizzazione della violenza e la tendenza a riprodurla a ogni livello, anche nelle relazioni domestiche.

Così, la violenza maschile alle donne trova giustificazione e nuovo vigore, alimentata dalla stessa logica patriarcale che si esprime nella guerra.

Le donne che accogliamo ci raccontano di contrasti all’interno delle relazioni che gli uomini maltrattanti vorrebbero risolvere imponendo la loro volontà, in termini assoluti e perentori. La “pace familiare” che cercano i violenti è quella in cui loro hanno il controllo ed esercitano un dominio, e la partner tace.

Allo stesso modo, la pace apparecchiata dalla guerra non è pace: è il silenzio di chi viene schiacciato.

E le donne, i bambini e le bambine ne sono le vittime principali. Lo stupro viene utilizzato sistematicamente come arma di guerra, con 3.700 casi verificati nel mondo dalle Nazioni Unite nel solo 2023 (+50% rispetto all’anno precedente), a Gaza oltre 28.000 donne e ragazze hanno perso la vita dall’ottobre 2023, due ogni ora, in Sudan la guerra civile ha causato un aumento del 300% della violenza di genere, con oltre 6 milioni di donne sfollate, in Ucraina 104 sono i casi di violenza sessuale documentati dall’inizio del conflitto, in Afghanistan 8 donne su 10 non studiano né lavorano sotto il regime talebano (dati Comitato UN Women Italy).

Per tutto questo, rifiutiamo la guerra. Denunciamo la mistificazione della realtà che cerca di legittimare la violenza come strumento di pace.

Come femministe e attiviste, affermiamo il valore e la forza della relazione: la relazione come unica via percorribile verso una soluzione dei conflitti che si fondi sulla giustizia e sulla libertà.

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