PROGETTO RI-NASCITA

Il progetto Ri-Nascita è realizzato in collaborazione fra SVS Donna Aiuta Donna (SVS DAD) e Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano (CADMI), insieme all’Associazione Sportiva Dilettantistica Campacavallo. Il focus del progetto è creare un luogo sicuro per donne, con figli minori o ancora adolescenti, che stanno uscendo da una situazione di violenza domestica. La finalità è di restituire loro autostima, benessere psicologico, serenità, autonomia economica e abitativa.
La Cascina Ri-Nascita, il cui nome storico è Cascina Carpana, è situata in Via San Dionigi 121/A, tra il parco Porto di Mare e il parco della Vettabbia, comprende circa 2.600 mq edificati e più di 30.000 mq di parco ed è riconosciuta come bene di interesse storico e artistico e rientra nella riqualificazione complessiva del contesto della zona sud-est di Milano.

Partendo da un bando del Comune di Milano che ha assegnato diritto di superficie di Cascina Carpana per 90 anni con onere di ristrutturazione, il progetto architettonico è stato curato da CRA – Carlo Ratti Associati e Italo Rota, che hanno realizzato il loro intervento nel segno della tradizione della corte delle cascine lombarde, che oggi come un tempo può essere luogo di incontro, scambio di idee e piazza per iniziative condivise. Per questo Ri-Nascita sarà anche un luogo aperto alla cittadinanza, con diverse attività e servizi, realizzati grazie al lavoro delle donne seguite dai due Centri Antiviolenza e a professionisti che le formeranno: pet therapy, dog-training, asilo diurno per cani, produzione e vendita di cibo biologico, maneggio, bistrot biologico aperto al pubblico, ristorante, vendita di prodotti agricoli e artigianali in mercatini settimanali, oltre a laboratori di restauro, ebanisteria di design, ricamo e sartoria.

Dieci donne e i loro figli vivranno in cascina fino ad un massimo di due anni, per ricostruirsi una vita serena libera dalla violenza. In questo progetto verranno dedicati anche ai bambini e ai ragazzi, vittime a loro volta di violenza assistita, tutta l’attenzione e il sostegno necessari per raggiungere un futuro migliore. In contemporanea, in base alle loro propensioni e aspettative, le donne seguiranno corsi di formazione e tirocini professionalizzanti e novanta  di loro ogni anno potranno essere assunte part-time dalla cooperativa sociale per dodici mesi. Con un curriculum formativo e professionale più ricco, avranno maggiori possibilità di trovare un lavoro adeguato alle loro necessità e un’autonomia abitativa per la vita futura.

UN VIAGGIO PER LA LIBERTA’

Il progetto “Un viaggio per la libertà” consiste nell’accoglienza di donne migranti e richiedenti asilo, sole o con figli, in una casa a indirizzo segreto indipendente, in cui si possono accogliere fino a dieci donne, eventualmente con bambini.
Le donne accolte vengono supportate da operatrici professioniste, quali educatrici, psicologhe e mediatrici, che garantiscono presenza e affiancamento costante durante tutto il percorso di uscita dalla violenza e fino al raggiungimento di una piena autonomia emotiva, relazionale, economica ed abitativa.
Ampio spazio viene dato al supporto della rielaborazione della storia personale e dei traumi vissuti a causa delle violenze subite. Spesso, per le donne migranti, le violenze da rielaborare sono sia quelle vissute nel paese di provenienza che quelle subite durante il viaggio migratorio e/o nel paese ospitante.
Per la buona riuscita dei progetti CADMI mette a disposizione delle donne supporto legale, sostegno psicologico, arteterapia, sostegno economico, percorsi di empowerment di gruppo e formazione ai fini professionali. Molta importanza viene data al sostegno alla cura di sé e del proprio stato di salute, mettendo anche a disposizione l’esperienza consolidata dalle operatrici nell’accompagnare giovani donne nel delicato percorso della gravidanza prima e della maternità poi.
I tempi di questi progetti sono generalmente lunghi (18/24 mesi) e si concludono al raggiungimento dell’autonomia economica e abitativa della donna.

TALK & WORK

Il progetto si rivolge a 15/20 cittadine di origine straniera presenti sul territorio della Città Metropolitana, in situazione di violenza, prive di una occupazione. Le donne coinvolte possono essere titolari di permesso di soggiorno per lungo soggiornanti, per motivi umanitari, per protezione internazionale o sussidiaria e comunque cittadine straniere in condizione di particolare vulnerabilità socio-economica. 
Lo scopo del progetto è integrare le attività e i servizi di sostegno, cura e accompagnamento rivolti da CADMI alle donne in situazione di violenza con una azione mirata ai specifici bisogni delle donne migranti, avvalendosi per questo della collaborazione e della consulenza di Fondazione Franco Verga – C.O.I., associazione di promozione sociale che da 50 anni opera a Milano per l’integrazione socio-culturale ed economica delle persone migranti.
Attenzione particolare è data al sostegno per l’ingresso e il re-ingresso nel mondo del lavoro, attraverso un percorso di empowerment personale e di acquisizione delle competenze necessarie come elemento cardine del percorso di ricostruzione di sé e di autonomia delle donne, e migliorare l’occupabilità delle donne immigrate in situazione di violenza, favorendo la costruzione di un progetto professionale soddisfacente e realistico e l’acquisizione delle soft skills e delle competenze tecniche necessarie, sensibilizzando nel contempo le aziende del territorio a sostenere le donne per rafforzarle e prepararle ad affrontare il loro percorso professionale.

WORK AND FREEDOM

In Italia molte donne affrontano situazioni professionali precarie per via di salari insufficienti, glass ceiling, underemployment, tempo lavoro parziale in prevalenza involontario, mancata corrispondenza tra lavoro e aspettative professionali (secondo dati ISTAT, a marzo 2022 il tasso di occupazione femminile italiano è del 51,2%, a fronte di una media europea del 67%). Tutti questi elementi concorrono ad aumentare la dipendenza economica dai partner e nelle situazioni di maltrattamento diventa un deterrente di uscita dalla violenza.
Il progetto “Work and Freedom”, sostenuto da Kering Foundation da marzo 2022 a gennaio 2025, intende sostenere lo sviluppo professionale delle donne sopravvissute alla violenza e favorire il loro inserimento lavorativo.
Alcuni obiettivi del progetto:
– Accelerare il percorso di autonomia delle donne;
– Contribuire all’empowerment socioeconomico e al benessere personale delle donne che hanno vissuto violenza;
– Migliorare la situazione professionale di 600 donne in 3 anni;
– Coinvolgere le istituzioni e le aziende in un programma che faciliti l’inserimento lavorativo delle donne che hanno vissuto violenza, offrendo opportunità formative, stage, opportunità di inserimento lavorativo.
Al fine di sistematizzare il percorso di empowerment proposto e diffonderlo in altri centri antiviolenza sul territorio nazionale, verrà effettuata una valutazione dell’impatto del progetto.
In tale ambito CADMI è supportata da Maria Caterina Cavallo, Senior Researcher CERGAS SDA BOCCONI, Government, Health and Not for Profit Division, per monitorare e valutare l’impatto sociale del progetto.
Le aziende che lo desiderano possono inserirsi nel progetto attraverso diverse modalità di coinvolgimento:
– creazione, attivazione e conduzione di percorsi formativi inerenti a competenze trasversali, soft skill o tecniche (conversazione in Italiano per le donne straniere, programmi informatici, inglese, uso pc…) che rispondano alle necessità formative delle donne accolte;
– supporto nell’orientamento professionale (revisione del cv, messa a fuoco del progetto lavorativo, autoimprenditorialità);
– offrire alle donne coinvolte nel progetto opportunità di stage, tirocini o inserimento lavorativo.
Tutti i percorsi potranno essere svolti in modalità online, e i volontari saranno affiancati in tutte le fasi della loro attività dalle operatrici di CADMI.

ORPHAN OF FEMICIDE – INVISIBLE VICTIM Il progetto “Orphan of Femicide Invisible Victim (Orfani di Femminicidio Vittime Invisibili)” promosso dalla cooperativa Iside, attraverso la partecipazione al bando “A braccia aperte” dell’Impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa, è finalizzato a realizzare interventi integrati e multidisciplinari in grado di prendere in carico tempestivamente e individualmente gli/le orfani di femminicidio e le loro famiglie. La progettualità si pone in un’ottica di protezione e tutela degli orfani di femminicidio attraverso una prospettiva operativa verso gli stessi orfani e i loro caregiver con un’attenzione alla particolare condizione ed ai loro specifici bisogni. Il progetto, della durata di 48 mesi, interessa l’area del “Nord-Est” opera in 5 regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, e Veneto) attraverso il coinvolgimento di 18 partner distribuiti su 6 regioni  (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, e Veneto). I dati raccolti dall’Eures mettono in evidenza 159 minori rimasti orfani a seguito di 97 casi di femminicidi compiuti nelle regioni interessate dal progetto dal 2009 fino al 2021. L’obiettivo comune è quello di promuovere lo sviluppo di pratiche e saperi efficaci nella presa in carico degli orfani e delle famiglie per non lasciarli più nella condizione di invisibilità, bensì sostenuti da una comunità più accogliente e responsabilizzata. Gli interventi progettuali forniscono un sostegno mirato agli/alle orfani e alle loro famiglie in tutte le fasi, già a partire dai momenti immediatamente successivi all’evento traumatico, un supporto specializzato per la riparazione del trauma a medio e lungo termine, percorsi di accompagnamento per il reinserimento sociale e la piena autonomia professionale/lavorativa. Tra le azioni progettuali, sono previsti percorsi di sostegno in ambito psico-sociale, psicologico, legale, educativo, psicoterapico, formativo-professionale rivolte agli/alle orfani/e di età compresa tra 0 e 21 anni mentre alle famiglie affidatarie/caregiver vengono offerte misure di accompagnamento e sostegno nella relazione con l’orfano/a e nella gestione delle esigenze materiali. Infine, il progetto prevede azioni di  capacity building, ossia di formazione e prevenzione al fine di costruire una rete di professionisti sempre più competenti ed in particolare un coordinamento tra servizi pubblici e privati nell’obiettivo di intervenire in maniera condivisa, identificando buone prassi. L’auspicio è che si riescano a ridurre le terribili conseguenze che il femminicidio porta sui figli e sulle figlie della donna uccisa, sulla famiglia e in generale sulla comunità.